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Lettera aperta: La linea Novara-Varallo non si tocca!

Lettera aperta dall’Associazione Museo Ferroviario Valsesiano.

Parlare di cose ferroviarie non è così semplice come comunemente si crede.
Lo sforzo e l’impegno di tutti i soggetti che hanno creduto nel recupero e nel ripristino, soprattutto in ottica futura, della Novara-Varallo è stato profuso in tanti incontri, riunioni, studi di fattibilità e interventi operativi di cui il pubblico non è a conoscenza.

Recentemente sono apparsi interventi nei quali venivano espresse opinioni discutibili e divergenti in merito alla situazione contingente della ferrovia valsesiana, alle quali il Museo Ferroviario Valsesiano desidera dare un seguito esprimendo la propria posizione.

L’Associazione Museo Ferroviario Valsesiano (M.F.V.) nasce dall’unione di un gruppo di persone che dal 1991 si occupa della salvaguardia e della valorizzazione del ricco patrimonio culturale, storico e tecnico delle aree ferroviarie inerenti la linea Novara-Varallo. Tra le numerose attività, dal
2015 il M.F.V. è impegnato nel supporto operativo del progetto “Binari senza Tempo” della Fondazione FS Italiane lungo i binari valsesiani, in collaborazione con il Comune di Varallo e la Regione Piemonte, contribuendo a creare una forma innovativa di turismo ferroviario, dal ritmo
lento, sostenibile che valorizza il territorio nel quale la ferrovia è immersa.

L’esperienza dell’Associazione nei sei anni di attività con il servizio storico/turistico sulla linea della Valsesia è forte di un numero di passeggeri trasportati che supera le 10.000 unità e sviluppa la propria opera in modo parallelo e propedeutico all’auspicato ritorno del servizio commerciale.

È interessante ricordare brevemente l’epopea della nostra ferrovia, che i nostri padri propugnarono con visionaria lungimiranza ed instancabile tenacia, anche a costo di immani sacrifici.
Questa impresa di notevole rilievo ingegneristico architettonico, nella quale intervennero con ingenti risorse finanziare anche i comuni non direttamente toccati dal passaggio del treno, venne finalmente portata a compimento l’11 aprile 1886 dall’impresa Marsaglia, già artefice delle più ardite strade ferrate sul territorio nazionale.
Dopo i primi anni sotto l’esercizio della Rete Mediterranea, dal 1905 la linea passa alle neonate Ferrovie dello Stato; il traffico merci e soprattutto passeggeri ha garantito nel corso di oltre 100 anni di storia la sopravvivenza della ferrovia, grazie alla presenza di un servizio abbastanza completo a copertura di tutte le fasce orarie. La vocazione turistica della Valsesia ha inoltre consentito l’effettuazione di corse festive dirette da Milano e da Torino, proposte in tempi e modalità differenti, accanto a cui si aggiunsero negli ultimi decenni del secolo scorso numerosi treni rievocativi con materiale storico.

La tratta, sopravvissuta alla politica dei “rami secchi” degli anni 70 e 80, vide il completo rinnovamento tecnologico ed infrastrutturale tra il 1991 ed il 1992, che comportò tra gli altri benefici la notevole riduzione dei tempi di percorrenza. Una gestione del trasporto pubblico locale alquanto discutibile, che acconsentì anche, a linea rimodernata, all’introduzione da metà degli anni 90 di corse di pullman in sostituzione o addirittura in sovrapposizione a numerosi treni, sancì la sospensione forzata e totale del servizio ferroviario il 15 settembre 2014. Il conseguente rimpiazzo con autobus portò ad un considerevole aumento dei tempi di percorrenza e del traffico sulle strade, a scapito della sicurezza degli utenti e della puntualità, con l’inevitabile allontanamento della clientela dal servizio pubblico.

Parlare di cose ferroviarie non è semplice: implica il possesso di competenze tecniche, normative, storiche e socio-economiche. Il presupposto fondamentale però è semplice e deve essere chiaro a tutti: laddove esistono i binari non devono sovrapporsi i servizi di linea su gomma, in quanto la presenza di una ferrovia rappresenta un valore infrastrutturale di portata inestimabile (tecnica, storica, sociale, economica, turistica), particolarmente in un contesto geografico come il nostro, così
come si rileva nei tanto decantati modelli nord europei.

La perdita del treno ha suscitato l’immediata reazione dell’amministrazione comunale di Varallo, che non poteva permettersi di perdere una così strategica risorsa. Il Sindaco di Varallo Eraldo Botta, unico presente ufficialmente a salutare l’ultima corsa del treno nel 2014 assieme al collega di Sabbia Carlo Stragiotti, ha fortemente voluto e cercato una collaborazione con la Fondazione FS Italiane e con il suo Direttore Ing. Luigi Cantamessa, nel risoluto intento di immaginare una possibilità di futuro per la linea. Non è nota al pubblico la mole enorme di attività, incontri, riunioni e studi di fattibilità intercorsi con la Fondazione FS Italiane, mentore di questo progetto, e Rete Ferroviaria Italiana, al fine di giungere alla salvaguardia della linea ed al suo rilancio, per lo meno in una prima
fase, in chiave turistica.

Questo impegno ha contribuito ad avviare il progetto di recupero estetico degli storici fabbricati della stazione di Varallo e il ripristino degli apparati tecnici essenziali per la trazione a vapore, costituendo un unicum in Italia, ma soprattutto, va ribadito con chiarezza, ha consentito il vitale mantenimento in esercizio dell’infrastruttura ferroviaria lungo tutta la tratta evitando che le scadenze delle manutenzioni ne comportassero l’inevitabile degrado ed il proibitivo costosissimo ripristino.
Pertanto dal 2015 la Novara-Varallo è stata inserita nel circuito dei “Binari senza tempo”, sotto la tutela della Fondazione FS Italiane, prima tra le linee in Piemonte e quinta in Italia. Risulta del tutto evidente che se oggi esiste la possibilità di argomentare e progettare concrete ipotesi di futuro della linea, in ordine alla quale recentemente sono stati espressi pareri basati su
presupposti non sempre coerenti, questa va assolutamente ascritta al costante e tenace lavoro in tutti questi anni dei soggetti precedentemente menzionati.

La ferrovia costituisce un patrimonio affidatoci dai nostri padri la cui tutela oltre ad un atto di amore per la propria terra rappresenta un dovere assoluto, pena il dissolvimento dei valori della nostra storia, e la cui paventata dismissione, con colpevole leggerezza, non è diritto di alcuno. Non si tratta soltanto di difendere la passione per la storia di un’epopea che ha costruito la nostra ricchezza, ma anche di ribadire con fermezza l’ importanza sociale, economica, storica, culturale, turistica di una infrastruttura dalle potenzialità non ancora comprese da più parti.

A fronte di queste considerazioni, la sola ipotesi di una dismissione per la realizzazione di piste ciclabili o simili destinazioni non può che manifestare un approccio miope e quanto meno superficiale.
Per il semplice e basilare principio già citato, ossia che dove esistono i binari non devono sovrapporsi i servizi su gomma, è una sola la via che deve essere percorsa: il ripristino del treno.

Questo servizio è di fatto il più confortevole, il più sicuro, il più sostenibile dal punto di vista ambientale (anche in virtù della imminente applicazione della tecnologia dell’idrogeno alla trazione ferroviaria), è motivo di minor congestione del traffico sulle arterie stradali e in assoluto il collegamento più rapido con Novara: rimane nella memoria la copertura dei 54 km in soli 38 minuti di alcuni treni festivi dei primi anni 90.
Oggi le terre dell’alto novarese e la Valsesia, rinomati scrigni d’arte del nord Italia che possono vantare straordinari panorami ambientali e il sito UNESCO del Sacro Monte di Varallo, rimarcano la stridente assenza di collegamenti che possano consentirne una degna fruizione turistica.

Come non porre in evidenza che cent’anni fa nel giorno di domenica collegavano Novara alla capitale della Valsesia 4 coppie di treni; oggi, all’epoca del 5G, nello stesso giorno raggiungono Varallo in partenza da Novara solo due corse di autobus (osservando inoltre che i collegamenti con Vercelli la domenica sono del tutto assenti). Il treno non è solo pendolarismo: il connubio ferrovia-turismo è un circuito virtuoso dalle infinite potenzialità che deve essere sfruttato appieno, portando valore a tutto il territorio; con un servizio veloce, profondamente riorganizzato e realmente integrato si può prevedere di raggiungere comodamente tutta la valle, fino al comprensorio sciistico di Alagna, sempre più in espansione e
prossimo a raggiungere dimensioni di rilievo mondiale, creando i presupposti per un’esperienza unica.

Il treno è inoltre storia, quotidianità, volti e persone, è la restituzione di una geografia emotiva del nostro patrimonio culturale.
Su questi presupposti, tra le altre, hanno trovato nuova vita in contesti simili a quello piemontese le linee Trento-Malè, Merano-Malles e della Val Pusteria, percorsi ferroviari nei decenni scorsi considerati “rami secchi” che dopo un’attenta riqualificazione stanno esprimendo una potenzialità
inimmaginabile; pochi km oltre il crinale delle nostre vette valga come altro esempio emblematico la linea Tirano-St. Moritz, opera arditissima sulle Alpi Retiche, oggi arteria dal traffico ingentissimo inserita dall’Unesco tra i patrimoni dell’Umanità per le peculiarità paesaggistiche e ingegneristiche.
In questo come in altri ambiti non è ancora ricchezza diffusa del sentire comune la consapevolezza del valore delle proprie risorse, l’orgoglio di sentirsi legittimi custodi di un patrimonio affidatoci da chi ci ha preceduto perché potessimo progettare il nostro benessere e la nostra libertà.

Sui binari della Novara-Varallo è transitata la storia degli ultimi 135 anni dell’alto novarese e della Valle del Sesia. Tutte le merci che hanno determinato il progresso e lo sviluppo economico di queste terre, dalle materie prime ai prodotti finiti, dai macchinari alle derrate alimentari, dalla posta ai bagagli, hanno percorso gli storici binari valsesiani.

Nella memoria di queste rotaie rimangono impressi i treni per il trasporto del marmo di Carrara per la facciata della basilica del Sacro Monte e per i pellegrini in visita; gli straordinari per leesercitazioni militari; le tradotte in partenza per il fronte ed i convogli carichi di feriti di rientro dalle guerre mondiali; i viaggi di regine, principi e Presidenti della Repubblica; i treni popolati da semplici viaggiatori, i turisti d’oltralpe giunti nel periodo d’oro della Belle époque. Soprattutto, su questo ferro sono transitate le gioie e i dolori, le speranze ed i sogni di generazioni di valsesiani. Gli stessi sogni che anche il Museo Ferroviario Valsesiano vuole tramandare, in un viaggio che ad oltre 135 anni dal primo fischio deve proseguire verso un futuro di speranza.

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