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Ricordo di Giuseppina Traulo Bonaccorso

Riceviamo e pubblichiamo

Inattesa si è diffusa la notizia della morte di Giuseppina Tràulo, vedova Bonaccorso, che con il figlio Nino gestiva il Caffè Asti. Tutti la ricordiamo per il suo sorriso, la gentilezza e per quegli ottimi gelati che “caricava” abbondantemente sul cono di wafer.

Non è stato il Covid a farla morire, ma una setticemia, subentrata dopo un’operazione chirurgica: per ventuno lunghi giorni ha lottato per tornare a Serravalle, quello che era diventato il suo paese da molti anni, dopo che con il marito Andrea e il piccolo Nino erano tornati da Manchester. A Serravalle nacque il secondo figlio Giovanni. Il marito di Giuseppina, Andrea, faceva il barbiere e aveva bottega in cima al paese davanti alla macelleria D’Eusebio, mentre sul “ponte” della Cartiera c’era l’Afro, che abbiamo salutato da poco: per una strana coincidenza dove oggi c’è il Bar Asti c’era la “barberia” del Bruno e oggi a Serravalle non c’è più nessun barbiere!

A marzo 2019 abbiamo salutato Maria Pia Greco, che con il marito Terenzio dal 1961 al 1984 gestì lo storico Albergo D’Asti, di proprietà della famiglia Lamine: albergo, ristorante, bar. Nel 1986 il locale passò alla famiglia Bonaccorso, intestato a Nino, allora solo diciannovenne, che frequentava l’ITIS, ma aveva già nel sangue la passione per la musica e studiava a Milano. Dall’89 non c’era più il ristorante: i Bonaccorso mantennero l’albergo con ospiti fissi la signorina
Palma Avondo e Piero Ghisio: per loro quella era una vera casa e la signorina Palma, storica insegnante dall’eleganza raffinata, morì proprio tra le braccia di Giuseppina. In quegli anni nacque la gelateria: mancava dai tempi del Firenze.

Nel 1995 il locale fu trasferito all’altro lato della strada, al pianterreno di Casa Piolo, con i caratteristici soffitti in mattoni ad arco: fu mantenuto il nome storico, Asti, aggiungendogli l’appellativo di Caffè, che riporta ad un’atmosfera cittadina e un po’ retrò, amplificata dalla vetrata scorrevole per i gelati da passeggio. Incastonato tra Corso Matteotti e Piazza della Libertà, “l’Asti”, come era familiarmente conosciuto, continuò ad essere un centro d’aggregazione e di socialità.

Dopo la prematura morte di Andrea nel 2010, Giuseppina continuò l’attività con il figlio Nino, batterista, insegnante e musicista affermato con la sua Band: la Taverna dei Randagi. Lei conosceva tutti i suoi clienti e per ciascuno aveva sempre una “parola buona” come ha sottolineato il Parroco Don Ambrogio, la sera della recita del Rosario. I nipoti maschi, figli di Giovanni: Lorenzo, Nicola e Andrea rendevano Giuseppina felice e fiera di essere una nonna “giovane”, non solo d’anni, ma soprattutto di spirito. Grande fu la sua gioia quando nacque finalmente una bambina, Adele, figlia di Nino e Rossana, che sembrava proprio incarnare la nonna quand’era piccina, nella Sicilia assolata dell’entroterra di Sciacca: non era solo una somiglianza fisica, ma soprattutto di carattere, e oggi è bello pensare che quando partiamo per
il viaggio più lungo, abbiamo “passato le consegne” a qualcuno, restiamo in coloro che ci hanno amati, ma anche nella storia di questo paese. Quanti ricordi riaffiorano per le strade, quante persone abbiamo accompagnato a San Martino, ma sono rimaste nei nostri cuori.

Piera Mazzone

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