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Romagnano: in ricordo di Daniela Dell’Occhio

Riceviamo e pubblichiamo.

Sabato 5 febbraio, presso la Casa Funeraria San Barnaba a Romagnano, sono stati celebrati in forma civile i funerali di Daniela Dell’Occhio, che pareva accogliere l’omaggio della folla di persone accorse per darle quell’ultimo saluto, in modo composto e sereno: adagiata con al collo il suo fazzoletto rosso da partigiana, i lineamenti rilassati che riflettevano un’eco della giovane studentessa liceale, diventata la staffetta “Tormenta”, che non aveva mai esitato ad impegnarsi ed a mettere in gioco la propria vita perché il nostro paese tornasse ad essere libero e democratico.

L’impegno militante l’accompagnò per tutta la vita, come hanno ricordato nei loro interventi la Presidente Provinciale dell’ANPI di Novara, Michela Cella, dell’ANPI Provinciale di Vercelli, Bruno Rastelli ed i Presidenti dell’ANPI di Prato, Pier Carlo Brugo, di Romagnano, Fiorenzo Galletti, che ha ricordato il lavoro compiuto con Marcella Balconi, per costruire servizi pubblici per i cittadini, di Gattinara, Franco Patriarca, di Grignasco, Lilla Fiorito, che non ha potuto trattenere le lacrime, di Borgosesia, Sandro Orsi.

Nel limpido pomeriggio si sono levati alti i labari ed i gonfaloni partigiani e il Coro Pizio Greta, ha intonato alcune tra le più belle e toccanti canzoni partigiane da: “Fischia il vento” a “Bella ciao” a “Valsesia”, in cui le voci di tutti i presenti si sono unite in un unico grande canto d’affetto. I figli, Duccio e Luca, commossi, hanno ricevuto mille abbracci, ascoltato il racconto di tanti episodi, perché Daniela è nel cuore di tutti, ed è sempre stata una “protagonista” della nostra storia, una preziosa “testimone”, come ha ricordato Michela Cella che idealmente le ha consegnato la tessera dell’ANPI ad honorem, con una rosa rossa, omaggio alla donna che “cura”. Daniela amava sottolineare il fatto di essere nata in una famiglia di insegnanti, dove le era stata impartita la buona educazione e quindi per lei l’antifascismo era stato del tutto
naturale.

Leggerezza, semplicità, profondità: erano le doti che ne facevano una leader carismatica e trascinatrice.

Sandro Orsi ha evocato anche Daniela donna di cultura, amante del bello, di gusti raffinati, leggendo brani di una sua intervista sulla musica in tempo di guerra e durante la lotta partigiana, in cui ella aveva ricordato la gioia con cui tutti cantavano “Rosamunda” nell’estate del 1945, in una sorta di ubriacatura di libertà.

Daniela Dell’Occhio, meglio conosciuta a Prato come la “Dutura”, poiché ha sempre esercitato la professione medica accanto al marito Napoleone Calderini, che per molti anni ha fatto parte dell’Amministrazione Comunale pratese come Consigliere, nel 2014, in occasione del tradizionale scambio degli auguri in Comune, era arrivata anziché con un panettone o una bottiglia di spumante, con un voluminoso involto sotto il braccio, che conteneva un quadro, ma non un quadro qualunque, lei stessa ne raccontò la storia: “Sono lieta di donare al mio Comune il
quadro della Torre, simbolo del Comune di Prato, rappresentata sullo stemma e sul gonfalone, opera del pittore gattinarese Arturo Gibellino. Questo dipinto mi è molto caro e vorrei condividere con voi la sua curiosa vicenda. Un pomeriggio di primavera di tanti anni fa, 1995, ero nel cortile della mia casa con il cane: mi venne incontro il pittore Arturo Gibellino per chiedermi indicazioni sulla strada da imboccare per salire al Castello e alla Torre. Ci conoscevamo da tempo: era stato lo scolaro prediletto di mio padre, il maestro Amilcare Dell’Occhio, suo primo estimatore, nonché acquirente dei primi disegni. Gli indicai la stradina più vicina e lo informai che la vigna che circondava la torre era cintata: gli consigliai quindi di prendere il sentiero alla sua destra, verso la cascina, che permetteva un’ottima veduta e quello è proprio il punto di vista del quadro. Incontrai Arturo qualche tempo dopo a Gattinara, le nostre case erano vicine, mi invitò a salire nel suo studio per ammirare il quadro finito. Gli dissi che mi piaceva molto: “Anche a me” rispose “E questo me lo tengo”. L’Arturo morì novantottenne il 7 settembre 2008 nella sua Gattinara, un mese prima del suo novantottesimo compleanno, proprio nel giorno in cui si chiudeva la Festa dell’Uva, naturalmente partecipai al suo funerale e dopo qualche tempo andai a trovare sua nipote Lalli e vidi che il quadro con la torre di Prato era ancora lì nello studio. Le raccontai la storia e le spiegai che avrei voluto acquistarlo per donarlo al Comune di Prato. Lalli fu molto gentile e comprensiva: le piaceva l’idea che il quadro fosse esposto in un ambiente pubblico, dove avrebbe avuto una buona visibilità e, poiché io intendevo donarlo, mi fece anche un buon prezzo, e la ringrazio. Poiché il Comune di Prato è stato per molti anni la mia seconda casa, lo cedo volentieri, staccandolo dalla parete del salotto: in fondo non è cambiato proprio niente!”.

Questa era la Daniela, generosa, sempre legata alle sue radici, a Gattinara dove era nata, a Prato dove è vissuta e ha esercitato la professione di medico, e soprattutto alle Balmelle, frazione di Rimasco, dove possedeva alcune case ed amava soggiornare ed ospitare gli amici. Era il suo “Buen retiro”, dove ogni cosa parlava di tradizione e profumava
di bosco. Daniela si era sposata a Ferrate, indossando il costume del paese, arricchito da uno splendido grembiule bianco interamente realizzato al puncetto, che aveva manifestato l’intenzione di donare alla Biblioteca di Varallo.

Aveva sempre qualcosa di intelligente da dire e lo esprimeva in maniera schietta, senza fronzoli, come era nel suo carattere generoso: ricordo che per un Natale mi donò un prezioso gruppo di gattini in porcellana, di fronte al mio stupore sfoderò un grande sorriso, che resterà il suo ricordo.

Piera Mazzone

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