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Serravalle: in ricordo di Angela Maria Bondonno in Lamine

Riceviamo e pubblichiamo.

Animæ dimidium meæ (Orazio, Odi,  lib. I, od. 3, v. 8 ), metà dell’anima mia: è un’espressione che si ritrova sia nei classici latini, Cicerone, Orazio, che nei greci, Pitagora, per indicare una persona talmente affine a un’altra da condividerne i tratti essenziali del carattere.

Così Rodolfo Lamine ricorda l’amata Angela Maria, sua sposa per
sessantacinque anni, una signora discreta, riservata, silenziosa, della quale restano solo ricordi belli: ”E nocc serèn̈e, an pass cun al Signor / cun riva na persun̈a ca t vol bèn: /tla sènte e ‘t tèn la man. E nocc d’amor.”

L’Ingegner Lamine è un valente poeta dialettale, molto parco nelle partecipazioni a Rassegne e concorsi: i suoi sonetti in Serravallese racchiudono, in forma elegante, musicalità e contenuti profondi. In questo triste momento non si può far altro che esternargli le condoglianze, una parola stupenda che, purtroppo, a forza di essere ripetuta, suona cava, ma che, secondo l’etimo latino: condolere, significa soffrire insieme.

Mutuando i versi della prima poesia che Rodolfo inviò al Pinet Turlo nel lontano 1999, Cör, vorrei augurargli: “Ti lasste nèn pié d’la smarimeènt: / forssa! resist! Tèn dür e mola nèn! / Fate curage, cör…E fèrmte nèn!”.

Piera Mazzone

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