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Serravalle: in ricordo di Coralia Mazzone

Riceviamo e pubblichiamo.

Koralia fu una delle quaranta martiri di Eraclea, in Tracia durante il IV secolo, ma questo nome così dolce e musicale deriva dalla parola latina corallium, corallo ed aveva il valore di augurare alla bambina di poter essere bella e preziosa proprio come il corallo, che un tempo veniva anche regalato ai neonati per proteggerli. Coralia crebbe in una delle più antiche famiglie del contado, chiamati Murìn, per distinguerli dagli altri ceppi di Mazzone, qualche anno dopo arrivò la sorella Silvia, cui rimase legata per tutta la vita.

Entrambe sposarono due Mazzone: Mario e Ferruccio e vissero poco distanti l’una dall’altra, mantenendo però nell’antica casa famigliare un focolare di affetti, che apriva le porte in
occasione dell’annuale festa della Natività di Maria, patrona della chiesa della Gattera.

Con la morte di Coralia un altro pezzo della Gattera, della Serravalle dei Mugiun, se ne va: era nata nel 1923, aveva quasi raggiunto il secolo, ma da qualche tempo la sua vita si era fatta più faticosa e soprattutto il suo mondo aveva perso tante, troppe Persone importanti: il marito Mario e poi l’amata sorella Silvia, alla quale aveva sempre fatto da mamma e confidente fidata nelle lunghe conversazioni telefoniche serali. Spesso il ricordo di Silvia ritornava e in lei riaffioravano la nostalgia ed il desiderio di raggiungerla.

Coralia aveva un carattere dolce, ma risoluto, sapeva leggere il cuore delle persone, ma nel suo sguardo mite c’era una grande comprensione per le cose del mondo. Donna di grande fede sapeva accettare la vecchiaia, ma non aveva dimenticato la giovinezza: il vaccino Anticovid le fu somministrato nell’Hub vaccinale di Borgosesia, al Teatro Pro Loco, mi disse che era stata contenta di essere andata ancora una volta in quel teatro in cui aveva partecipato a veglioni ed assistito a spettacoli memorabili.

La sua memoria era prodigiosa: con lei si è perso un archivio della nostra gente, sapeva ricostruire l’albero genealogico della antiche famiglie, illuminando il passato con una parola buona per tutti. Coralia e il cognato Onorio, che le è rimasto accanto con affetto fino agli ultimi istanti, erano rimasti soli nella bella casa bianca, avevano condiviso le loro esistenze con grande rispetto l’uno dell’altra. Erano rimasti una famiglia, un nucleo di affetti cementati dalla vita comune, in compagnia di Titti, una cagnolina presa al canile, che aveva ricambiato
quel gesto generoso portando la sua vivacità affettuosa. Quando le forze declinano bisogna avere la forza e il coraggio di farsi aiutare, accettando di affidarsi a qualcuno che possa svolgere per noi quei compiti che diventano troppo gravosi: Pilar, giovane donna venuta da un paese con una grande storia di civiltà, ha saputo accudire senza prevaricare, portare
un sorriso per far sembrare meno gravoso lo scorrere inesorabile del tempo. Coralia e Onorio l’hanno trattata come una figlia e lei ha sentito l’autenticità e la forza di questo affetto, ricambiandolo con grande generosità.

Frequentando abitualmente la loro casa, percorso il vialetto d’ingresso, prima di salire le scale, appoggiavo all’ingresso di quella palazzina candida, le preoccupazioni e gli impegni, sapevo che avrei ricevuto del Bene. Sono sempre stata accolta in modo benevolo e sincero, abbiamo parlato, riso e pianto, ricordato insieme. Da domani ci sarà una luce in più e con Onorio riprenderemo quelle conversazioni, facendo partecipi del nostro sentire quelle care persone che hanno attraversato la dimensione umana, restando spiriti buoni e benevoli.

Piera Mazzone

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