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Serravalle: in ricordo di Plinio Croso

E adesso chi più mi chiamerà “biunda”, riconoscendo la biondità dell’anima nel colore corvino dei miei capelli? Tu Plinio sei sempre stato un Amico, una persona che avevo conosciuto fin dai tempi in cui con tua moglie Maria Teresa, proprio in centro a Serravalle, gestivate il più bel negozio di casalinghi, conosciuto come “Spina”, dal cognome di tua moglie. Facevo le medie e mi soffermavo spesso, incantata a guardare le vetrine: mi rimase nel cuore una tartaruga colorata di peluche, che però mamma non ritenne opportuno acquistare.

I compleanni e gli onomastici furono scanditi dalle “tazze dei mesi”, Queen’s, di fine porcellana, made in England, seguiti dai piattini per dolci e poi dalle tazzine da caffè…e poi il tempo scorre, si porta via le persone e gli oggetti sono lì, immalinconiti da una patina di polvere. Con Rossano, Davide, Carlo eravate: Gli Amici della cartolina, avevate raccolto collezioni invidiabili di immagini della nostra Serravalle. Resta quel bel volume, oggi introvabile: “Un saluto da Serravalle Sesia”, pubblicato nel 2001.

Quando hai concluso la tua vita lavorativa, hai pensato fosse giunto il momento di raccogliere i tanti ricordi della tua Serravalle e di scrivere: nel 2005 sono nate le: Briciole di vita di Serravalle Sesia, Fargaje ad vita ad Seraval 1943-1945 e dei primi anni di pace.
“Contagiato” dagli amici poeti: Angelo e Davide, hai cominciato a comporre poesie in dialetto, partecipando alle principali rassegne del territorio: il prestigioso Pinet Turlo di Grignasco, dal 1999 al 2014, la Rassegna di poesia dialettale San Germano di Cavallirio, dal 2000 al 2016, spingendoti anche nel novarese con Lung la Sesia: dal 2005 al 2013 sei stato presente agli incontri che si tenevano nella storica abbazia di San Nazzaro, dalla prima edizione nel 2006 fino al 2015 partecipasti alla rassegna di Valduggia, dal 2009 al 2012 inviasti una poesia al Concorso Nazionale Poesia “Il castello di Sopramonte”.

Nel 2010 raccogliesti le tue poesie e pubblicasti un’antologia intitolata: Poesie. Negli ultimi anni la salute era sempre più declinante e quindi restavi lassù, all’ultimo piano della tua
bella casa, circondato dall’affetto di Tua moglie Maria Teresa, di tua figlia Betty con Raffaello,
allietato da tutti i nipoti e pronipoti, con loro sei entrato nel futuro, curato con affetto quasi figliale dal Dottor Claudio Barberis, cui Ti legava una lunga amicizia. Quello con Maria Teresa è stato un lungo ed inesausto Amore: “J’ero cumincià vardese dos / pèna finì l’elementar”, raccontato quasi con pudore, in una poesia composta in terza persona “‘n Amur”, che terminava esprimendo il desiderio di tutti coloro che si amano: “Lasè ‘s mund tucc doi ansema / pian pian andesne via. / Sènsa disturbè nisun / mè jen cercà da fè / par tuta la vita”.

A Natale ci eravamo scambiati gli auguri: eri stanco, tanto, troppo, mi dicesti sottovoce: “L’è ora chi vaga San Martin”.
Chiudendomi il portoncino alle spalle fui assalita da un pensiero triste, che subito scacciai, ma oggi capisco che è giusto così: avevi amato e apprezzato la vita, che consideravi un dono del Signore: “La vita l’è la roba pussé béla / ch’lé dane al nos Signor /…Signor i ‘t ringrass d’avei fame vive, / anca sa tei fame vive / cun a’mpo’ ad dificultà”. Il mio volerti trattenere era puro egoismo: “…sun cunvint / che quand as lassa as mund / l’è ma’ par cambiè vita”. Adesso Ti immagino come ti eri descritto nella poesia in cui raccontasti il tuo infarto: “Sarà prope bèl pudei fé / ‘na caminà fin-a al pé / di cula steila, e / ‘ntant cerché al senté / c’al porta an Paradis”, con un’accoglienza come quella che avevi desiderato fosse stata riservata al Tuo amico poeta Angelo Biglia: accolto da San Pietro che ti assegna al Circolo dei Poeti, dove ti aspetta il Ferruccio che ti rassicura: “ “Varda che chì tei finì da tribulé / chi cativeria ‘n è mia” certo che tu abbia portato con te gli attrezzi del mestiere: “Sper c’at sie purtate dré an criun e an taquin: /chi at pole scrive fin c’at vole / la fantasia l’è mai mancate / e chi temp an n’è fin c’at vole”.

Aspetto almeno una bella cartolina in versi da lassù: mi mancherai.

Piera Mazzone

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