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Serravalle: in ricordo di Rossano Biglia

Riceviamo e pubblichiamo questo toccante ricordo, di Piera Mazzone, del caro amico Rossano Biglia da poco mancato .

Ciao Rossi, ci hai fatto un bello scherzo, ti sei congedato il 31 ottobre con un ultimo messaggio al tuo amico Giorgio: “Ciao Giorz sono fregato, mi sono beccato il virus, sono al Pronto Soccorso di Borgosesia, non so dove mi porteranno. Non so dove l’ho beccato: state attenti, Ross” e oggi siamo qui a salutarti, difficile immaginarti in questa bara chiara. Ennio ha tirato fuori le tue foto, poche, centellinate, eri sempre molto schivo, non amavi le prime file, lavoravi tanto, ma nelle retrovie, preparavi le basi per gli altri. Sempre generoso, sui tuoi lavori volevi che persino il tuo nome fosse
celato.

La storia della Serravalle contemporanea è passata tutta per la Tipografia di Via Baranzano, prima con Papà Angelo, poi insieme, poi solo Tu. Dal gennaio 2019 la tipografia, ricca di storia e di cimeli, chiuse ufficialmente i battenti, ma il prezioso archivio, i macchinari erano rimasti lì e Tu con grande amore tiravi fuori perle di memoria. Pensare da una Serravalle senza di Te sarà difficile, forse impossibile.

Nel 2000 stampasti: “Cenni sulla stampa in ricordo della visita scolastica”, con in copertina la riproduzione di un carattere, un solo sedicesimo, rilegato in brossura, che racchiude l’essenza di quest’arte antica. Nel dicembre 2001 uscì: “Un saluto da Serravalle Sesia” a cura degli Amici della cartolina: Giorgio Faglia, Plinio Croso, Rossano Biglia, Davide Cerutti, Carlo Patella, molto più che una raccolta di cartoline d’epoca: la storia del paese raccontata attraverso le immagini.

Nel maggio 2010 nel cortile del castello degli Avondo fu presentato: “Serravalle Sesia….si corre il Palio!, ricordi di un’avventura indimenticabile”, inventato nel 1976 e diventato tradizione, ricostruito con il contributo delle memoriedella sua gente. Tu Rossano eri stato l’anima del rione dello Scoiattolo, priore dall’81 all’86, dopo Enzo Biglia. Le bandiere del rione erano presenti al Tuo matrimonio con Cinzia. Con Betty Avondo d’inverno, in un garage non riscaldato, dipingesti gli scenari intercambiabili di ogni quadro dello spettacolo: Giro del mondo con lo scoiattolo, andato in scena nell’Ottanta. Memore della sapienza antica di tuo padre Angelo, ti cimentasti nello scrivere alcune commedie: nell’84 Giuvanin d’an Furmighera, e nel riadattare testi di autori noti, ma anche nel recitare sul palco.

A dicembre 2012 con: La seconda mugiuneide. Storia documentata della Nobile Stirpe dei Mugiun Re dei Carnevali Serravallesi, che rappresentava la continuazione della storia scritta da Angelo nel 1952, scrivesti con l’amico Ferrara la storia di questa antica tradizione serravallese: “A narrare sono stati gli autori, ma a scrivere il libro è stato tutto il paese di Serravalle: chi ha partecipato attivamente, chi vi ha solo assistito, chi è stato del tutto indifferente”. Il tuo amore per il Carnevale era nel sangue: è il momento nel quale si spegne l’interruttore del quotidiano perché tutto sia più
luminoso.

Prima di varcare il portone di Via Baranzano davo sempre un’occhiata al pozzo, chiuso, quel pozzo che era il protagonista della poesia che hai voluto chiudesse: Parlè seravalòt, la “Raccolta di vocaboli e detti serravallesi”, che Tuo Papà aveva iniziato e che Tu hai completato e stampato nel 2018, a dieci anni dalla sua morte: “…sèra st’ànta, fa ‘l
piasì: que te druvì par fé? Lasme durmì”. Il giorno del Tuo funerale invece le porte della chiesa erano spalancate, perché a salutarti c’era davvero tanta gente: Don Pier Luciano ha avuto per te parole molto profonde, ha parlato di ricordi e di silenzio per ritrovarli, perché questo umanamente doloroso commiato certo cambierà il cuore a molte persone, toccate dalla tua profonda umanità.

Martedì hai finito di stampare il tuo capolavoro, correggendo le bozze fino all’ultimo faticoso respiro: la tua vita, prefazione di Papà Angelo e mamma Susanna, che Ti avevano tanto cercato e desiderato. I primi capitoli raccontano di un infanzia trascorsa in mezzo a tanti zii e zie, l’odore di libri e d’inchiostro respirati tra casa e bottega, papà Angelo con il suo camice blu, caratteri, inchiostri, risme di carta. A Torino la Scuola dell’arte tipografica, ti piaceva, era quella che avevi desiderato, ma tornare il venerdì, salire la muntà e intravedere la sagoma aguzza del campanìn ti apriva il cuore: non a caso nella prefazione del vocabolario hai messo in esergo i versi di Pavese: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo e che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti”.

Sei stato un Mugiun fino alle midolla, discendente di quei Maiores, e non per caso sei stato l’ultimo Presidente delle Rondini, il sodalizio serravallese nato nel 1962, che aveva concluso la sua attività nel 2014, perché il mondo era cambiato, ma l’oro delle Rondini, quel filo che per oltre cinquant’anni le legava a questo nostro mondo serravallese tenace perché duttile, che si piega agli eventi della vita, ma non si spezza, quel filo che dà gusto e piacere al trascorrere dei giorni, profumo all’amicizia, vivezza alle parole che si scambiano in compagnia, oggi lo riavvolgiamo con cura: quel piccolo gomitolo d’oro illuminerà anche le giornate più buie a noi che restiamo qui a custodire i nidi.

Da qualche anno aveva sospeso le pubblicazioni anche l’Armanach da Seraval, curato dal Comitato Rondini, con la storia del Cuntà e di Rundule, che Tu iniziavi a pensare da gennaio, arrivando immancabilmente con il fiatone, ma creando sempre qualcosa di unico, che mese per mese ci portava notizie, curiosità, foto storiche, uscite dal tuo archivio, meraviglioso caverna di Aladino. Quei calendari tutti serravallesi con la festa di Sant’Euseo, Sant’Eurosia, la domenica delle Rondini, sono ordinati in un pacco, legato con un nastro azzurro, cui attingo quando sento il bisogno di ritrovarmi.

Ciao Rossano, piccolo eroe del quotidiano, che hai saputo essere figlio, marito e padre con affetto, ma anche con grande senso di responsabilità: di Te resterà quanto sei riuscito a realizzare con tenacia ed intelligenza, ma soprattutto la Tua Bontà e Generosità.

Piera Mazzone

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