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Serravalle: Un gesto di sensibilità da parte di Vasco Rossi

Vasco Rossi mercoledì 9 dicembre 1998 era venuto a Serravalle, per inaugurare la statua in legno che l’amministrazione comunale aveva fatto realizzare in suo onore dallo scultore Vittorio Giubelli. Il monumento, a grandezza naturale, era il primo di una serie che avrebbe dovuto trasformare un viale cittadino nella “galleria dei vip”.

Serravalle come Hollywood: a Vasco Rossi era stato anche chiesto di lasciare una impronta delle sue mani nel gesso, a conferma della sua presenza all’inaugurazione. Ideatore dell’iniziativa, che aveva avuto una vasta eco mediatica, era stato il vulcanico Sindaco Gianluca
Buonanno, che aveva accolto in municipio la rock star di Zocca conferendogli la cittadinanza onoraria.

Vasco, cappotto nero e gli inconfondibili occhiali, di poche parole, un po’ smarrito dalla ressa, ma cordiale, aveva dispensato sorrisi e firmato autografi: “Ringrazio il Sindaco, l’artista, ma soprattutto voi che siete così caldi” vista la gelida temperatura del pomeriggio in cui avevano atteso il suo arrivo.

Tra i fans c’era Renato Mazzone, che di Vasco ha fatto un mito, da quando, quindicenne, assistette al suo primo concerto nell’82: “Bollicine”, che aveva anche conosciuto il suo chitarrista: Massimo Riva, “El Chapa”, che faceva il DJ a Riccione, al Peter Pan: “Purtroppo è morto per overdose, ma Vasco nei concerti lo saluta sempre”.
Renato nella primavera 2020 ha avuto un grosso problema di salute, non legato al Coronavirus, ed era stato ricoverato all’Ospedale di Vercelli, poi a Veruno per la riabilitazione. Tornato a casa, con coraggio e determinazione aveva ripreso il suo lavoro nell’Officina meccanica della quale è il titolare, coadiuvato dal fratello Paolo. All’inizio non è stato facile: nonostante le terapie i dolori erano spesso tanto intensi da impedirgli di continuare, ma soprattutto ogni cosa costava molta più fatica: “Ho la testa che vaga, mi stanco subito”, ma Renato ha tenuto duro ed è andato avanti.

Mamma Rosina e papà Ennio erano costernati per questa situazione e un giorno la mamma prese la decisione di scrivere a Vasco Rossi : “Sono la mamma di Renato e Paolo, abitiamo a Serravalle Sesia, un paesino in Valsesia che hai visitato nel 1998, invitato dal Sindaco Gianluca Buonanno per mostrarti la scultura in legno che ti raffigura e che mi permetto di inviarti. Tu non ci crederai ma quella statua in legno è qui, nella nostra piccola Officina Mazzone. Renato, il mio figlio maggiore, Ti adora…ho quasi la nausea nel sentirTi cantare, lui Ti ama davvero. Purtroppo oggi non sta bene, ha avuto un’ischemia cerebrale, e, anche se si sta riprendendo pian pianino, è molto triste, e quella: “Voglia di vivere” (che Tu citi nella tua canzone) non c’è più. Ti prego, da mamma, fatti sentire se puoi, perché per Renato sarebbe il regalo più bello. Grazie di cuore, mamma Rosina e papà Ennio”.

Il cantautore modenese per Renato è tornato idealmente a Serravalle dopo ventitré anni, dimostrando ancora una volta la sua sensibilità e umanità: giovedì 7 gennaio, in una busta anonima, che Renato ha strappato credendo contenesse una delle solite pubblicità, c’era una cartolina di Vasco con scritta autografa: “Evviva Renato! Vasco Rossi”. Per Renato è stato il più bel regalo, di buon auspicio per questo 2021: la cartolina l’ha fatta trasformare in un grande striscione da appendere al balcone di casa, proprio sopra l’Officina e ne ha ricavato anche tanti adesivi da regalare a clienti e amici.

La statua che il Sindaco Massimo Basso gli aveva affidato per conservarla e proteggerla dai vandali che ne avevano spezzato le dita, è stata accuratamente ripulita e restaurata, e oggi accoglie chi entra in officina.

“E…”: la canzone preferita di questo ragazzo tenace e coraggioso, ricomincia infinite volte, quasi come se fosse un mantra, “E…se hai bisogno e non mi trovi, cercami in un sogno”. Il 16 dicembre, giorno del suo compleanno, Renato ha fatto trovare in officina un’auto nuova per i suoi genitori: anche lui come Vasco è di poche parole, ma ha un cuore grande, che sa cos’è la gratitudine.

Renato il suo sogno ora l’ha realizzato ed è una motivazione in più per riprendersi la vita con maggiore consapevolezza, ma anche con grande entusiasmo, perché ha finalmente capito che in molti gli vogliono bene e “tifano” per lui.

 

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