Spazio ai lettori

Un ricordo di Paola Bossi

Riceviamo e pubblichiamo.

Paola Bossi era ammalata da tempo: con il “pensiero magico” dei bambini, in maniera ingenua e rassicurante – perché non si vorrebbe mai salutare una Persona con la quale si sono condivisi momenti belli e significativi, e soprattutto l’amore per la Cultura e la Storia della nostra Valsesia – mi illudevo che lei conducesse la sua vita quotidiana e che in ogni momento avrei potuto reincontrarla e continuare quelle conversazioni avviate tanti anni prima.

Paola era stata membro del Direttivo della Società Valsesiana di Cultura e con lei si era collaborato attivamente per l’organizzazione di mostre, conferenze, presentazioni di libri, sempre con l’aiuto dell’insostituibile ed indimenticabile Presidente, Professoressa Franca Tonella Regis.

Paola, riferendosi alla “sua” Cravagliana, sottolineò un concetto forte e significativo proprio oggi in cui, nel tempo del Coronavirus, siamo stati costretti a vivere separati: “E’ un Comune ove è possibile vivere con la bellezza e la tranquillità interiore così necessarie in una società profondamente cambiata e meno attenta alla vicinanza degli animi
e all’amicizia”. Per Paola la politica era una passione, dettata dal suo senso civile, dal costante impegno per una società migliore.

In una intervista dichiarò: “Sono nata e risiedo in Valle Mastallone. Avevo vent’anni quando ho avuto la passione per la gestione della cosa pubblica come vice dell’allora Sindaco, il caro Pépin…Lo sviluppo non può prescindere da due fattori: il rispetto per il territorio come ambiente e quello per la gente che vi abita”. Per anni è stata impegnata come Consigliere ed Assessore in Comunità Montana, combattendo le sue battaglie, anche quando sapeva che sarebbe stata sconfitta.

Paola Bossi è stata Segretario Comunale in tanti Comuni della Valle, tra i quali Quarona, e Romagnano: il suo impegno, la sua competenza e la sua dedizione erano apprezzati da tutti gli amministratori, a qualunque partito politico appartenessero. Alla fine degli anni Novanta, in coincidenza con il suo mandato amministrativo di Sindaco a Cravagliana, aveva avviato
un’intensa stagione culturale, promuovendo mostre e pubblicazioni curate da Rina Dellarole e Alessandra Cesa. Il 7 agosto 1998 era stata presentata una pubblicazione per festeggiare il 150° anniversario della costituzione della Parrocchia di Brugaro: “La pubblicazione è il dono che l’Amministrazione Comunale ritiene doverosamente di offrire agli abitanti nell’anniversario del 150°, auspicando lo spirito di crescita dei nostri paesi attraverso la conoscenza e la consapevolezza dei sacrifici di un’epoca trascorsa, difficile, ma forte dell’unitarietà delle coscienze”. Nell’estate,
presso il Municipio di Cravagliana, era stata allestita la mostra fotografica e storico documentaria: “Aspetti di vita di una Comunità Secoli XVI – XX”.
L’anno dopo a maggio, continuando quel filone di apprezzamento e riscoperta delle origini, segnò con una pubblicazione la chiusura del millennio, che coincideva con l’anniversario dei quattro secoli di storia del Santuario della Beata Vergine del Tizzone che: “ha sempre significato l’unitarietà religiosa e sociale della gente di Cravagliana”. A settembre, a Ferrera, nella chiesa Parrocchiale di San Pietro, era stata presentata la pubblicazione: “Giovanni Reffo un filantropo della Val Mastallone”, dedicato al benefattore che nella seconda metà dell’Ottocento lasciò i suoi beni per la fondazione dell’Opera pia che porta il suo nome, oltre che per la parrocchia di Ferrera, la fondazione della casa parrocchiale, del cimitero e della scuola.

In biblioteca a Varallo, nel 1999, era stata presentata la ristampa anastatica della Relazione fatta dal regio delegato straordinario Dott. Domenico Sylva, Segretario di Prefettura all’atto di insediamento del nuovo Consiglio Comunale il 17 novembre 1889, ritrovata nel Fondo Bibliografico Avvocato Alberto Durio. Il volume era stato edito con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Nella prefazione Paola sottolinea che la Relazione è il frutto del legame con Cravagliana, che allora contava 1663 abitanti presenti e 231 assenti: “Rappresenta la presa di coscienza che Cravagliana fu espressione di un modello di vita difficile, laddove la carenza di risorse impose agli uomini il coraggio di emigrare attribuendo la responsabilità di quella civiltà contadina alle loro donne. Donne forti e
dotate di grande energia, capaci sempre di trasmettere ai loro figli l’amore per il paese e la comunità, che si traduceva con il ritorno nelle abitazioni a ogni inverno”.

Paola era sempre positiva e volitiva, mi mancherà la sua schiettezza e soprattutto quel carattere tenace di “montanara” che non idealizzava mai la vita dura di montagna, ma cercò sempre di migliorarla, creando le condizioni perché le persone e le famiglie restassero nei paesi.

Piera Mazzone

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