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Varallo: in ricordo di Franca Lazzeri in Sara

La morte di Franca Lazzeri ha suscitato molta commozione, e non solo a Varallo. Era da più di cinquant’anni la titolare dell’omonima gioielleria, specializzata in gioielli antichi e oreficeria valsesiana, aperta all’inizio di Via Umberto I nel 1968, avendo il padre di Franca, il fotografo Ferruccio Lazzeri, rilevato la storica gioielleria Vanelli.

Franca che si era prima fatta un’esperienza accanto al padre: aveva un’innata capacità di comunicazione, in grado di sviluppare una spontanea empatia con i clienti, dei quali intuiva i desideri, cercando sempre di proporre oggetti mirati, non finalizzando tutto all’acquisto. Ho conosciuto la signora e ricordo che aveva delle bellissime mani, sempre molto curate: quando indossava gli anelli li valorizzava e sapeva farli apprezzare.



Nel 1978 si sposò con Giuseppe Sara, che io consideravo il signor Lazzeri, ma di ciò non gli è mai importato, tanto che mai mi smentì: segnale di una visione molto più ampia. Giuseppe amava viaggiare e coinvolse Franca: in tutto il mondo, seppero individuare gioielli antichi e preziosi, che arricchirono le vetrine dello storico negozio facendolo
diventare, attraverso il passaparola, un punto di riferimento per coloro che amano questo genere di monili. Certo anche ai clienti, molti dei quali venivano dal Biellese e da Milano, la signora Franca mancherà per quel suo gusto innato, anche se purtroppo, ormai da qualche anno, non riusciva più ad essere presente in negozio a causa delle conseguenze di
un ictus, ma continuava ad apprezzare le cose belle, in arte o in natura.

Aveva saputo adattarsi alle mutate condizioni di salute, si era affezionata alla fidata Luba, la signora ucraina che la accudiva, legandosi ancora di più al marito, che ha sempre cercato di renderla felice nella loro bella villetta bifamigliare, dove il giardino le consentiva di uscire e cogliere
il mutare delle stagioni, ciascuna con il suo fascino, come le età della vita.
Gli anni trascorrono impietosi e si portano via gli affetti più cari, ma restano i ricordi delle persone generose.

Piera Mazzone

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