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Varallo: in ricordo di Padre Marco Malagola

Padre Marco Malagola, venne a Varallo nella primavera 2014, per la Passio, invitato dall’allora Comitato Jerusalem Varallo, oggi Imago Verbi e dall’Associazione Nuova Jerusalem, con il Gruppo Bangladesh-Varallo, che festeggiava i cinquant’anni di fondazione del Centro Missionario di Dinajpur, voluto da Don Ercole Scolari, perché: “Parlare di pace quando spirano venti di guerra significa dar corpo e voce alla speranza”. Colpì tutti i presenti per la sua freschezza e vivacità, e concluse il suo intervento ricordando come dopo la caduta dello storico muro di Berlino, il 9 dicembre 1989, purtroppo altri muri fossero stati costruiti dai fanatismi politici e religiosi, ma: “La Pacem in terris fece scuola, portò alla scoperta dell’uomo al di là delle ideologie che dividono. La costruzione della pace poggia su quattro pilastri, verità, giustizia, amore e libertà. Nel latino dell’Enciclica la guerra: “Alienum est a ratione”, è roba da matti, e oggi la chiesa di Papa Francesco rispecchia la chiesa di Papa Giovanni XXIII”.

Padre Marco Malagola, che si definiva un “giovane vecchio frate”, da novizio “abitò” a Varallo, nell’antico convento francescano di Via Morgiazzi, poi fece parte della Segreteria di Stato al tempo di Papa Giovanni XXIII, fu testimone del Concilio, indetto l’11 ottobre 1962, e contribuì direttamente alla stesura dell’enciclica di Papa Giovanni XXIII: Pacem in terris, promulgata il giovedì santo del 1963. Questo frate, apparentemente fragile e minuto, che viaggiò molto per conto della diplomazia vaticana, fu a Ginevra come inviato della Santa Sede presso le Nazioni Unite, visse a lungo in Medio Oriente e ne conobbe la difficile situazione, scrisse una autobiografia appassionante come un romanzo: “Diario di una vita inutile”, pubblicato nel 2017 dalle Edizioni Terra Santa, che porta un titolo solo apparentemente fuorviante, ma che in realtà, secondo l’etimo della parola greca, riporta al vero significato di “servo inutile”: colui che non cerca
vantaggio. Questi ricordi condivisi, sono il miglior augurio per questo Natale che si preannuncia diverso, ma che forse contribuirà a far recuperare una spiritualità più autentica.

Di Padre Marco ricordo la visita in Biblioteca e lo stupore che manifestò davanti ai volumi appartenuti all’antico convento francescano di Santa Maria delle Grazie, che prese fra le mani, mormorando una benedizione sulla biblioteca e su chi la custodisce e la valorizza. Ogni anno non mancavano i suoi auguri: “Non ti dimentico. Non dimentico le tue cortesie nell’accogliermi e guidarmi nella visita alla splendida biblioteca Farinone. Ti auguro un Natale sereno, bello, vero. Gesù Bambino non è nato per scherzo. Ciao e un abbraccio”. In questo tribolato 2020 altri auguri arriveranno da lui, ammonendo affettuosamente che le parole: “Disperare, disperato, disperatamente” non si trovano nel vocabolario cristiano, come gli fece notare Papa Giovanni quando dovette ricercare nell’Archivio Vaticano un documento importante che pareva irrecuperabile.

Piera Mazzone

 

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