Reportage eventi

Viaggio in Umbria con Jerusalem Varallo e Parrocchia San Gaudenzio

Come tappa conclusiva del percorso di spiritualità, arte, letteratura e storia: “Sulle orme di Francesco: noi e il creato”, ideato e realizzato da Jerusalem Varallo e dalla Parrocchia di San Gaudenzio, avviato due anni fa prendendo spunto dall’Enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, è stato organizzato un viaggio in Umbria, nei luoghi francescani, per ascoltare Francesco parlare con la sua voce e non con quella un po’ riduttiva di un Francesco sempliciotto ed ambientalista, liberandolo anche da tutte le incrostazioni ideologiche che si sono arbitrariamente accumulate sulla sua figura, tradendone l’essenza.

La prima tappa è stata Bevagna, un gioiello medievale della valle umbra, cittadina che ha conservato intatto il centro storico medievale, circondato da antiche mura, luogo in cui, secondo alcune tradizioni, San Francesco predicò agli uccelli. Nella splendida piazza si concentrano il potere civile, rappresentato dal Palazzo dei Consoli, dove oggi è ospitato il teatro cittadino “Francesco Torti”, e dalle chiese romaniche di San Silvestro, costruita nel 1185 da Mastro Binello, un capomastro che orgogliosamente lascia traccia del suo nome, e di San Michele. La Santa Messa celebrata da Don Roberto Collarini nella parte sopraelevata del presbiterio è stata dedicata a Marilisa e ha rinsaldato ancora di più i legami del numeroso gruppo dei partecipanti. L’antico nome della città: Mevania, colei che sta nel mezzo, alludeva all’importante porto fluviale sul Clitumno di carducciana memoria: “Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte / nume Clitumno! Sento in cuor l’antica / patria e aleggiarmi su l’accesa fronte / gl’itali iddii”.La città fiorì in età romana, quando furono costruiti il teatro, oggi inglobato nella case, il tempio di Minerva poi trasformato in chiesa e le terme pubbliche, delle quali è visitabile il frigidarium con un elegante mosaico a soggetto marino.

L’albergo che ha ospitato il gruppo occupa l’antica casa che fu proprietà del nobile Pietro Brunamonti e della poetessa Alinda Bonacci: alcuni resti di epoca romana, portati alla luce durante i lavori di ristrutturazione, arricchiscono l’ingresso, mentre mura di epoca medievale sorreggono i piani. L’atmosfera particolare, la cordialità dei proprietari e l’ottimo cibo umbro, hanno reso molto piacevole il soggiorno.

Barbara Iacobazzi, la guida, è stata davvero preziosa per far conoscere ed apprezzare una regione straordinaria: la passione e la cultura rendevano le spiegazioni, esaurienti e puntuali, integrate rispondendo a domande di approfondimento, molto avvincenti.

Assisi è stata il materializzarsi di un sogno: allungata sulle pendici del Monte Subasio al di sopra della pianura in cui scorrono il Topino e il Chiascio, conserva il fascino del periodo medievale e l’atmosfera del XIII secolo quando vissero Francesco e Chiara.
Il nucleo più antico della cittadina è protetto da un apparato difensivo costituito da otto porte di accesso fortificate e da una lunga cinta muraria, ancora in ottimo stato di conservazione, che fa capo a due castelli: la Rocca Maggiore, ricostruita dal Cardinale Albornotz nel 1367 e la Rocca Minore. Sulla Piazza del Comune di Assisi, posta sull’antica area del foro, si affaccia il Palazzo dei Priori del 1337, il duecentesco Palazzo del Capitano del Popolo e il tempio di Minerva, costruito durante il periodo augusteo con pronao, colonne e capitelli corinzi ancora intatta. La prima visita è stata riservata al “padrone di casa”, quel Francesco di cui si è fatto un gran parlare nei secoli. La grandiosa basilica su due livelli, costruita sotto la direzione di frate Elia, vicario generale e architetto dell’ordine, appena due anni dopo la morte del Santo, come luogo destinato ad accoglierne le spoglie, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Nella Basilica inferiore, più austera e buia, decorata da opere dei grandi maestri della scuola fiorentina e senese del Trecento, è stata celebrata la messa, cui hanno partecipato anche molte persone che si trovavano all’interno della chiesa. Nella cripta è conservato il corpo di Francesco, circondato dalle sepolture dei primi compagni.
La Basilica superiore, di aspetto gotico, luminoso e slanciato, prendendo luce

dalle finestre istoriate, è famosa per gli affreschi di Giotto che in ventotto riquadri dallo straordinario fondo azzurro intenso, dipinse episodi della vita di San Francesco in un racconto vivissimo ed emozionante. Ad essi si affiancano altri capolavori assoluti dell’arte italiana, ad iniziare dagli affreschi realizzati da Cimabue, per arrivare alla raffinatezza di Ambrogio Lorenzetti.
L’iconografia di Francesco è notissima e segue la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, il secondo biografo ufficiale di Francesco, dopo Tomaso da Celano.
Nella chiesa gotica di Santa Chiara è conservato l’originale del Cristo di San Damiano, davanti al quale avvenne la conversione del giovane Francesco, un Christus Triumphans, con gli occhi aperti e il corpo eretto, che si contrappone al Christus Patiens, con il corpo abbandonato e il capo reclinato. Scendendo nella cripta ci si trova di fronte a oggetti di uso quotidiano legati alla vita dei due santi. Nell’Eremo delle carceri, dove Francesco con i primi compagni soleva “incarcerarsi”, cioè immergersi nella natura per cercare un contatto sempre più stretto con Dio, si respira un’aria di intensa pace, che si protrae in San Damiano, dove Chiara visse oltre quarant’anni con le compagne e con la “sora gattuccia” che per qualche anno condivise la vita claustrale.
All’interno della grandiosa chiesa di Santa Maria degli Angeli, la cui costruzione fu avviata dal Vignola nel 1569, dopo il Concilio di Trento, quando la Chiesa sentiva il bisogno di affermare se stessa anche attraverso la monumentalizzazione, è conservata la Porziuncola, la chiesetta dove Francesco e i compagni si trasferirono dopo essersi spostati dai tuguri di Rivotorto (oggi inglobati nella chiesa neogotica) e dove Francesco compose il Cantico delle Creature e morì nel 1226.

La presenza di un numeroso gruppo di giovani irlandesi di colore ha portato un’onda di vitalità ed entusiasmo, scioltasi in tenerezza alla vista di due tortorelle che avevano il nido proprio tra le mani di una statua del Santo, non distante dal roseto in cui si dice che Francesco si fosse buttato per sfuggire alle tentazioni, ma che miracolosamente non lo trafisse perché le rose persero le spine: da allora la “Canina Assisiensis” si è mantenuta con questa singolarità che non si riscontra in nessun altro luogo.

Sulla via del ritorno c’è stata una tappa a Montefalco, compatta e abbracciata dalla cinta di mura dugentesche, che deve il suo nobile nome all’Imperatore Federico II, chiamata anche “ringhiera dell’Umbria”. Il tessuto medievale del borgo è dominato dalla mole della chiesa di Sant’Agostino con affreschi trecenteschi ed un curioso pellegrino mummificato. All’interno della chiesa, nell’abside, è stata costruita una singolare installazione che rappresenta tutti i poveri del mondo in cammino verso Dio. In piazza del Comune si trova il palazzo Comunale, costruito nel 1270, poi arricchito della loggia e dagli interventi ottocenteschi sulla facciata. La cittadina è un punto di riferimento essenziale per la conoscenza della pittura umbra: nella chiesa di San Francesco è conservato un ciclo di storie francescane, racchiuse in quadretti, ancora secondo lo schema medievale, dipinto a metà del Quattrocento da Benozzo Gozzoli, pittore che fu allievo del Beato Angelico, dallo stile semplice e aggraziato: il Longhi lo definì un: “Piacevole fumetto”.

Prima di rientrare l’ultima tappa del viaggio è stata Spello, sull’altra pendice del Subasio rispetto ad Assisi, che unisce al carattere medievale, con vicoli tortuosi e antiche case in pietra, numerose testimonianze di epoca romana, come la cinta muraria lungo il cui tracciato si aprivano tre splendide porte ancora ben conservate, i resti del teatro, dell’anfiteatro, delle terme. Tra gli edifici religiosi è notevole la chiesa di Santa Maria Maggiore, con dipinti del Perugino e la “cappella bella”, cappella Baglioni, decorata con affreschi del Pinturicchio e impreziosita da un pavimento in maiolica di Deruta (1566).

Del viaggio è rimasta in ognuno dei partecipanti una grande pace interiore, sostrato fertile per cercare di impegnarsi a migliorare se stessi e la società che ci circonda.

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