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Visita guidata per i dipendenti del Comune al Museo di Orologeria Antica a Varallo

Il 30 luglio 2022 a Varallo, nella Palazzina che un tempo ospitava il Comando del Corpo Forestale dello Stato, è stato inaugurato il MOAMuseo di Orologeria Antica, creato dal quaronese Giacomo Cora – Presidente e Fondatore dell’AISOR – Associazione Italiana Studiosi di Orologeria, nata nel 2018 – con la moglie Valentina Santini, curatrice del Museo, che si è occupata della progettazione degli spazi museali, dei colori, e dell’arredamento. In quattro sale, disposte su due piani, sono concentrati cinquecento anni di storia dell’orologeria, raccontati cronologicamente e attraverso sezioni tematiche.

Dall’apertura nel luglio 2022, ci sono state circa centocinquanta visite e certo aumenteranno quando questa nuova realtà museale sarà più conosciuta e verranno avviate attività collaterali con le scuole e con il Museo Ferroviario.

Forte dell’amore per il proprio lavoro e di un’esperienza ventennale, Giacomo Cora – specializzato in arte, antiquariato, orologeria antica, pendoleria e orologi da polso, nonché in preziosi e porcellane europee, Perito ed Esperto per la Camera di Commercio di Vercelli e  C.T.U. del Tribunale ambito civile e penale, consulente per diverse Case d’Aste e riviste di settore, Direttore del dipartimento orologi della casa d’aste Wannenes – Art Auctions, membro del British Horological Institute, della Antiquarian Horological Society e delegato unico per l’Italia dell’AFAHA, Association Française des amateurs d’horlogerie ancienne – sabato 7 gennaio ha organizzato, nell’interno del museo varallese, un appuntamento unico: “Il tempo a Varallo”, dedicato ai dipendenti del Comune e all’Amministrazione Comunale, che ha creduto in un progetto per ora unico in Italia. Giacomo Cora ha accompagnato i visitatori in un viaggio dal 1500 al 2000, nel primo museo di orologeria in Italia, attraverso cinque secoli di storia ed evoluzione della misurazione del tempo.

Gli oggetti esposti appartengono a prestiti, comodati e donazioni:Ho ideato questo appuntamento speciale come una forma di ringraziamento per avermi aiutato a realizzare il mio progetto: in due anni di intenso lavoro, con la collaborazione di Riccardo Godio, Luca Ramaciotti e di altri amici, abbiamo completamente ristrutturato i locali che ci erano stati concessi in uso, risistemato il tetto, i bagni, rifatto completamentel’impianto elettrico, restituendo all’interno dell’edificio l’originario aspetto di metà Ottocento. Sono state inserite bacheche espositive di cristallo adeguatamente illuminate. E’ stato introdotto un impianto d’allarme con telecamere e stipulata un’assicurazione adeguata alla preziosità del materiale esposto, grazie alle agevolazioni offerte da Monica De Taddei della Reale Mutua Assicurazioni”.

Con la guida del fondatore e direttore la visita è stata affascinante, ci si addentrava nel mistero del tempo e della misurazione del suo trascorrere. Ogni stanza del museo presenta un’epoca. Si parte dai “proto-orologi”, gli orologi più antichi, notturni e diurni: dall’orologio a proiezione di Galileo, all’orologio del pastore, del 1740, ai dittici, orologi solari con chiusura a libro. Ammirando l’attrezzatura utilizzata dagli orologiai per le riparazioni si entra nel mondo dell’orologeria definita: “L’arte dei mille attrezzi”. Cora ha puntualizzato che è solo con l’avvento dell’industrializzazione che si introdusse il concetto di intercambiabilità dei pezzi: nei secoli precedenti le rotture venivano riparate e, se non era possibile, si fabbricava un nuovo ingranaggio. Poiché la patria degli orologi fu la Francia ancora oggi la terminologia che riguarda gli orologi ed i vari pezzi che li compongono, è francese. Interessante il banchetto da lavoro di Luciano Folghera di Lovario, risalente alla fine dell’Ottocento, dotato della “lampada da orologiaio” “quinquet d’horloger” e restaurato con cura filologica dallo stesso Cora.

Salendo al primo piano per una scala lungo la quale è possibile ammirare incorniciate le tavole dell’Enciclopédie di D’Alembert e Diderot, si entra  in una stanza dedicata alla nascita dell’orologeria e degli orologi domestici, tra 1670 e 1840: dalle pendole da viaggio, da terra e da muro, si passa alla miniaturizzazione, ai “cipolloni”, così chiamati perché ricordavano nella forma tondeggiante e appiattita una cipolla.

Fino al Seicento gli orologi si portavano al collo: “Un orologio costava quanto una casa”. Nel Settecento si passa al taschino:“Le padrone di casa, o le governanti, portavano l’orologio appeso alle chatelaines con altri oggetti d’uso, come il porta-ditale, il porta-aghi, la lente, le forbicine”: Cora ha spiegato come la tartaruga fosse la plastica dell’epoca, fatta bollire poteva essere modellata ed utilizzata per le casse, che via via diventavano sempre più raffinate ed adatte ai gusti femminili,arricchite con preziose scene smaltate, di soggetto romantico, o raffiguranti scene bibliche.

Tra i  pezzi unici è stato presentato l’orologio marino Robert, che veniva usato dal capitano per calcolare latitudine e longitudine durante la navigazione. Curiosa la leggenda legata agli “Officier” che sarebbero stati donati da Napoleone ai suoi marescialli per esortarli alla puntualità.

La terza sala, dedicata all’Ottocento, mostra come la pendoleria diventi oggetto d’arredo e viene presentata la nascita dell’industria orologiera. Dalle pendole da viaggio si passò alle prime sveglie, con l’arrivo dell’elettricità i candelabri persero la loro funzione e nel 1920 terminò la vita della pendoleria da tavolo.

Lo “Swatch” ante litteram fu il “Roskopf”, l’orologio più economico, semplificato, solido, che non doveva costare più di una settimana di lavoro di un operaio, e venne chiamato anche: “montre prolétaire“. La sua produzione iniziò nel 1867. Il progetto consisteva nella realizzazione di un meccanismo segnatempo composto da 57 pezzi, invece dei 160 pezzi necessari per costruire un orologio da tasca convenzionale.

In mostra sono esposti anche rari e preziosi esemplari dei primi cataloghi.

Ridiscendendo al piano terra, nell’ultima stanza del museo, è presentata l’orologeria come la conosciamo adesso. L’orologio da polso fu creato per necessità più che per una moda: durante la guerra, nelle trincee, consultarlo era assai più rapido e sicuro. Tra gli oggetti più curiosi un orologio per ciechi, che si poteva aprire e toccare le ore in braille, e gli orologi a doppio quadrante, utilizzati soprattutto dai medici che dovevano auscultare le pulsazioni e misurare il respiro dei pazienti.

L’Associazione AISOR si occupa degli orologi pubblici della città di Varallo e Cora sta lavorando, in collaborazione con l’architetto Paolo Mira, direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Novara, ad un censimento degli orologi da campanile, ma sta anche raccogliendo notizie su un orologiaio di Scopa, che nel 1851 fu premiato con la medaglia d’argento all’Esposizione Internazionale di Parigi, e realizzò l’orologio del campanile della chiesa di San Giacomo.

Il MOA, Museo dell’Orologio Antico, da marzo sarà aperto regolarmente al pubblico, ogni sabato e domenica dalle 14 alle 18: la visita potrà essere fatta in autonomia, seguendo le indicazioni della curatissima segnaletica interna, oppure con visite guidate, che con Giacomo Cora diventano un coinvolgente viaggio nel tempo.

Museo di Orologeria Antica
Via Costantino Durio n°3, 13019 Varallo (VC) 

Si consiglia di contattare il museo per prenotare le visite di gruppi numerosi e scolaresche. Su prenotazione, minimo 5 persone, si effettuano anche visite guidate con i membri dell’AISOR – Associazione Italiana Studiosi di Orologeria.

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