Riceviamo e pubblichiamo da parte del Prof. Casimiro Debiaggi, in ricordo della Prof. Franca Tonella Regis.
RICORDO DI FRANCA.
Con i tanti decenni che mi gravano sulle spalle, credo di non aver più la capacità di riuscire ad esprimere, a manifestare nel modo più vero, più sentito, più profondo il cumulo di sentimenti, di ricordi, di consonanza d’intenti, oltre all’ammirazione e alla simpatia che mi hanno legato per anni e anni a Franca: alla professoressa Tonella Regis: “la Presidente” per eccellenza della Società Valsesiana di Cultura.
Non vorrei che queste mie brevi note, questi miei pensieri, stilati così a caldo, risuonassero come un solito doveroso elogio funebre, pieno di frasi fatte, di complimenti retorici, che rientrano nella prassi, ma subito svaniscono.
Anzi, questi ultimi anni di silenzio, di ritiro nell’ombra di Franca, mi hanno fatto mettere più a fuoco, hanno contribuito a fissare meglio nella mia mente la sua figura, la sua personalità.
Per me è stata una donna veramente rara, di un’energia, di una vitalità non comune, piena d’interessi, d’iniziative che sapeva trasfondere agli altri; di un’apertura mentale ammirevole, di un senso di umanità innato: priva assolutamente di presunzione, di discriminazioni, di “supponenze” che bloccano, che dividono, che creano muri e sono segno di assoluta meschinità.
Con me per più di mezzo secolo fu in continuo contatto, in continuo scambio di idee, di progetti.
Dopo la presidenza del fondatore, il Grand’Ufficiale Riccardo Monti e poi dell’illustre medievista Carlo Guido Mor, data la mia dichiarata indisponibilità a subentrare a loro, il caro amico valduggese Costanzo Albertinotti propose al Consiglio Direttivo il nome della professoressa Regis, conosciuta quasi esclusivamente per essere la consorte dell’ex Sindaco di Borgosesia, ma che non aveva nessun incarico nell’ambito della Società Valsesiana di Cultura. Il compito di Presidente lo accolse e lo accettò con vera sorpresa quando le venne richiesto dal Consiglio Direttivo. Non l’aveva neppure lontanamente sognato. Questo dice tanto oggi!
Fu solo allora che la conobbi e che per i comuni interessi la collaborazione divenne abituale. I contatti telefonici Borgosesia-Torino si fecero frequentissimi e nel periodo estivo le visite di Franca a Doccio, o in auto col marito, o in bicicletta con la figlia, o col comune amico Cameroni, erano ancora più intensi (Lo posso dire? Una curiosità. Una sera lei e l’indimenticabile professor Pier Giorgio Longo di Prato Sesia s’intrattennero a casa mia fino alle 2 di notte!).
Solo una volta ricordo Franca un po’ incerta, un po’ titubante: nel dar vita al bollettino De Valle Sicida, quasi un impegno di troppa responsabilità: un passo più lungo della gamba.
Eravamo in un pomeriggio estivo, credo nel 1989, sotto il loggiato di casa mia, Franca, io, Maurizio Cassetti, Direttore dell’Archivio di Stato di Vercelli ed anche di Varallo, Maria Grazia Cagna, il Gualino, l’Albertinotti, ecc. Solo l’insistenza di Cassetti, ed il sostegno unanime degli altri, la convinsero. Potrei quasi vantarmi che il “De Valle Sicida”, che per vari decenni è stato il “fiore all’occhiello” della Società sia nato in casa mia. E questo lo sento oggi come una grossa responsabilità, con un senso di vera e profonda nostalgia.
Da allora, fino a pochi anni or sono, il “De Valle Sicida” è stato apprezzatissimo, ammirato, atteso, preso ad esempio nel mondo culturale piemontese. Ora agonizza!
Per me, da decenni ultimo sopravvissuto dei fondatori della Società Valsesiana di Cultura, allora ragazzino di ventitrè o ventiquattro anni è una grande tristezza.
Mi auguro tempi migliori: aperture, non chiusure preconcette, che non appartengono al mondo e al cuore Valsesiano.
A presto, cara Franca.
Casimiro







