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Tre amici meno uno… ricordando Giorgio Durio

Tre amici meno uno…

Molti hanno sentito parlare della grotta più bella del comprensorio civiaschese, denominata “Voragine dei
tre amici”. Così è stata chiamata perché di fatto la sua scoperta si deve a tre amici, che casualmente ci sono
capitati sopra, volendo copiare la denominazione della vetta Valsesiana sul Monte Rosa per l’appunto cima
Tre amici.

In questi giorni però è mancato proprio uno di questi tre amici: Giorgio Durio di Civiasco a seguito di una
malattia, ma la grotta così si chiama e si chiamerà per sempre, in quanto registrata al catasto nazionale
delle grotte con questo nome. Giorgio è stato determinante anche per l’apertura di un’altra cavità in quella
zona: la grotta della Trapucera (talpa), dove insieme ci siamo veramente distrutti per la disostruzione,
arrivando però alla sua parte terminale crollata. Molto verosimilmente era un camino superiore della Tre
amici. Infine mi risulta che Giorgio in passato abbia anche scoperto una cavità registrata come “Grotta del
babbo”.

Pochi sanno invece che Giorgio, al di là di questi dettagli, è stato nella sua discrezione, un infaticabile
volontario che ha lavorato sulle montagne civiaschesi col grande amore. Ha partecipato con impegno alla
posa di tutti i cartelli posizionati davanti alle grotte della zona; poi al ripristino del sentiero 652 attraverso la
pulizia e la scalinatura, ma soprattutto alla posa delle prime corde in nylon, che ne facilitano la percorrenza.
Quando scoprimmo che alla partenza della ferrata Falconera si era creata una vergognosa discarica di
bottiglie e lattine, (e anche altro pattume), non ha esitato un solo attimo a dedicare con me e Carlo Cerli e
per più volte, il suo tempo al recupero di tutti questi rifiuti, su un terreno tutt’altro che facile.
Lo ricordo come una persona entusiasta del suo territorio, direi forse innamorato, sempre disponibile ogni
qualvolta gli ho chiesto di lavorare sul campo con noi.
Resta una cosa che non siamo riusciti a fare: la verifica di una possibile cavità inesplorata da cui sono stato
respinto già due volte, di cui una in sua compagnia. Mi piacerebbe potere approfondire questa ricerca e se
desse esito positivo, mi piacerebbe dedicarla proprio a lui che l’ha scoperta e coccolata per anni.
Ora da lassù, forse, conoscerà finalmente tutti i segreti che ancora nasconde la Falconera nel suo ventre. Il
suo ricordo resterà indelebile per noi che l’abbiamo conosciuto e apprezzato. Lascia una grande
testimonianza di amore verso la natura e le sue montagne civiaschesi.
Uccio

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