Durante Orange the World 2025, la campagna internazionale dedicata alla sensibilizzazione contro la violenza di genere, il Soroptimist Valsesia ha scelto di dare spazio anche al linguaggio dell’arte.
Alla serata ⇒“Le ragazze di sempre. Donne tra musica e parole” che si è tenuta venerdì 28 novembre a Borgosesia, e realizzata con la collaborazione della Compagnia Il Veliero, dell’Associazione Agape e del Cinema Lux, ha raccolto testimonianze, spettacoli e momenti di riflessione.
Tra questi, l’artista locale Enrico Pettinaroli ha donato la sua opera “NO!”, un lavoro intenso che utilizza simboli della quotidianità — come il denim, una cerniera, segni e parole — per raccontare cosa accade quando un limite viene violato. Un gesto semplice ma importante, nato dal desiderio di trasformare un’esperienza visiva in un’occasione di consapevolezza.
Qui di seguito riportiamo il testo integrale di Pettinaroli, per lasciare al suo racconto tutta la forza espressiva e il significato che porta con sé.
Grazie al Soroptimist Valsesia per questo invito e per aver scelto di dare spazio anche al linguaggio dell’arte in una serata così importante. Grazie alla Compagnia Il Veliero per lo splendido spettacolo, grazie alla associazione Agape e grazie al Cinema Lux.
L’opera che ho donato l’altra sera si intitola “NO!”.
“NO!” è una parola breve, quasi brutale, ma è una parola che può salvare una vita, una parola grande, nera, quasi urlata. Ma intorno succedono molte cose.
A uno sguardo rapido il quadro può sembrare quasi un pezzo di jeans consumato. Il fondo azzurro rappresenta proprio il denim, un paio di jeans, qualcosa di quotidiano che indossiamo senza pensarci troppo. Ho scelto i jeans perché la violenza spesso si nasconde dentro la normalita apparente, dentro le cose che consideriamo banali, di tutti i giorni.
Al centro vedete quella che sembra una cucitura ma in realtà è una cerniera lampo. La zip è un confine, separa un “fuori” da un “dentro”, protegge l’intimità, il corpo, lo spazio personale. Quando quella cerniera viene aperta senza consenso, quando il limite segnato da un “no” non viene rispettato, si entra nel territorio della violenza.
In alto, dove la zip si apre, compare quella parte nera, un vuoto. Non è solo un elemento grafico, per merappresenta il vuoto interiore che la violenza lascia nella persona che la subisce, la perdita di sicurezza, di fiducia, di pezzi della propria identità.
Sotto quella parte nera, a dividere il quadro, vedete una linea irregolare, lacerata da lampi rossi e bianchi che attraversano tutta l’opera. È come un taglio, una ferita, un dolore straziante. Quella ferita è la soglia che è stata superata, è il punto di non ritorno. È Iì che inizia la violenza.
Su questo fondo di denim ci sono molti segni e molte scritte, piccoli cuori e frasi come “non succederà più” e “sei solo mia/o”. In queste parole, ogni volta che una lettera può essere sia maschile sia femminile, ho sovrapposto la “a” e la “o”, proprio per uniformare il genere e ricordare che la violenza di genere non riguarda solo una categoria, ma tocca le persone nella loro vulnerabilità, qualunque sia il loro genere.
In mezzo a tutto questo, in basso, c’è il mio “NO!” grande, scuro, pesante, scritto direttamente sui jeans, come se fosse stampato addosso al corpo. È il limite che non dovrebbe mai essere superato. E il momento in cui una persona trova la forza di dire basta, ma è anche il momento in cui chi le sta intorno decide di ascoltare, di credere, di intervenire.
Io non sono uno psicologo né un giurista, sono un artista, e il mio lavoro è usare immagini, segni e materiali per creare domande, per accendere sensazioni ed emozioni. Non credo che un quadro possa cambiare il mondo, ma un’immagine può restare in testa come un segnale: se ogni volta che qualcuno vedrà questi jeans, questa zip. questo vuoto nero, quella ferita rossa e bianca e questo “NO!” nascerà anche solo una domanda in più, una conversazione in più, o il pensiero “qui io non sono più disposto a giustificare” o “qui sono pronto a dire NO”, allora quest’opera avrà fatto il suo lavoro.
Con questo gesto voglio dire un NO! chiaro alla violenza sulle donne e alla violenza di genere, alle violenze domestiche, allo stalking, e allo stesso tempo un SI al diritto di ogni persona di vivere nel proprio corpo e nei propri abiti, anche in un semplice paio di jeans, senza paura.
Ho affidato “NO!” al Soroptimist Valsesia con gratitudine, perché possa continuare a parlare e a ripetere quel rifiuto netto anche quando la voce di chi subisce violenza fa più fatica ad uscire.